Il cesareo: come viene vissuto dalle gravide

Cfr. Il parto cesareo

È molto diverso lo stato d’animo con cui si pensa al cesareo in gravidanza o se lo si affronta senza preavviso, a causa di qualche imprevisto che non permette (o che rende rischiosa) la nascita fisiologica del bambino. In questi casi è inevitabile che il cesareo sia vissuto con grande ansia, che riguarda soprattutto la salute del piccolo. La madre, spesso stanca e sofferente dopo ore di travaglio improduttivo lo attende come la soluzione alla sua fatica e alla sua sofferenza: non ha il tempo (e spesso neanche la forza) per tentare di opporsi a qualcosa che è inevitabile, anche se non è il parto che aveva immaginato.

In base alla propria struttura psichica e alle proprie fantasie inconsce, ogni donna ha delle aspettative su come vorrebbe che si svolgesse il suo parto e vive in modo diverso la possibilità di doversi sottoporre ad un cesareo, che è demonizzato o desiderato fino al punto di essere preferito a un parto spontaneo che spaventa più dell’operazione chirurgica.

Ma cosa si nasconde dietro queste preferenze? È solo un’esperienza negativa vissuta personalmente o sentita raccontare che porta la donna a schierarsi per un certo tipo di parto?

Se il desiderio di un parto spontaneo, fisiologico, poco medicalizzato  riguarda la maggior parte delle gravide, si distinguono due categorie di donne che, fin da quando restano incinte, esprimono la pretesa di scegliere come partorire, anteponendo la loro richiesta alla valutazione obiettiva che solo il ginecologo che le segue in gravidanza e/o al momento del parto può essere in grado di fare.

Alcune vogliono un parto spontaneo “a qualsiasi costo”, per non intralciare lo svolgimento naturale dell’evento: dunque chiedono di evitare l’induzione anche se potrebbero esserci delle ragioni per farla, voglio partorire spontaneamente anche se il bambino non è ben posizionato, rifiutano l’epidurale anche se potrebbe mitigare il dolore ecc.

Questa presa di posizione, che deve per forza essere abbandonata là dove  l’intervento medico diventi indispensabile, è motivata dal fatto che il bisogno di sentirsi protagoniste del loro parto è sentito come fondamentale per stabilire un legame con il bambino. Dimenticano però che, se questo si è creato durante i nove lunghi mesi di gravidanza, non è il “breve” momento del parto a mutarlo, anche nel caso in cui la madre non fosse sveglia e vigile a sentirlo uscire da sé. Sembra quasi che queste mamme abbiano bisogno di partecipare attivamente alla nascita del bambino per rendersi conto del distacco che implica. Tuttavia, se è inevitabile prendere atto della separazione sotto l’aspetto fisico è ben più difficile accettarla sotto quello psicologico. Quante donne, che pur hanno partorito secondo i loro desideri, continuano a vivere il bambino come se ancora facesse parte dì loro, senza cercare di vederlo come essere a se stante, con caratteristiche e desideri anche diversi dai propri!

 

All’opposto ci sono donne che rifiutano l’idea del parto spontaneo e fin dall’inizio della gravidanza chiedono di programmare il cesareo.

Le motivazioni possono essere diverse: non sopportare di vivere nell’incertezza della data della nascita, la paura del dolore fisico, il demandare a una equipe medica un compito così importante.

E come se il desiderio di controllare e/o saltare il momento del parto, passando dall’essere incinte all’avere il bebé tra le braccia, fosse così forte da non far capire che il cesareo è un’operazione che comporta maggiori rischi e una convalescenza più lunga di un parto fisiologico: perciò andrebbe praticato solo quando c’è una reale necessità.

I due modi di considerare il cesareo paiono opposti, ma in realtà prendono origine dalla stessa paura profonda di staccarsi dal bambino, che riattiva le ansie infantili di distacco dalla propria madre, gestite in modo diverso in base a propri vissuti.

Sarebbe quindi auspicabile darsi la possibilità di approfondire cosa si nasconde dietro a “pretese” rigide e poco adattabili a situazioni che richiedono invece grande elasticità perché possono evolversi  in modo poco prevedibile.

 

Dott. M. Marcone   Milano

www.marcellamarcone.it

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