Come vivere bene il riposo forzato in maternità

Come vivere bene il riposo forzato in maternità e trarne il meglio, imparando a lasciarsi guidare dai cicli biologici della Natura.

Nella frenesia del vivere occidentale, in cui le donne sottostanno ai ritmi concitati che scandiscono la vita familiare, sociale e lavorativa, spesso la maternità, ancorché desiderata, rappresenta un intoppo alla normale routine al quale è arduo abituarsi. Il dover rallentare le proprie scadenze o su consiglio medico, o perché ci si rende conto della crescente necessità di riposo e salvaguardia della propria salute, non sempre viene assimilato, nella pratica, come un elemento positivo. Sebbene razionalmente lo si ritenga necessario, il dover delegare determinati compiti, diminuire gli impegni, rallentare il ritmo delle proprie prestazioni professionali fino all’obbligo, per alcune, al riposo assoluto o all’abbandono anzitempo del posto di lavoro, rappresenta un elemento di forte rottura e può scatenare sensazioni frustranti.

E’ altamente probabile che un cambio così repentino e forzato di abitudini generi un senso di impotenza e inutilità in chi, per anni, ha gestito attività, gruppi di lavoro e patrimoni giocando, al contempo, ad incastrare le proprie esigenze personali nei ritagli di tempo, come in un tetris; ora le esigenze del nascituro e della condizione gravidica rivendicano il ruolo da protagoniste ed è naturale che ciò avvenga, poiché sono il preludio dei mesi e anni che verranno, periodo in cui la vita della madre dovrà plasmarsi intorno alle esigenze del figlio fino ad oltre l’età adolescenziale.

Questo “riposo forzato” energeticamente racchiude un tesoro immenso ed è bene viverlo al meglio e goderne appieno. Così come in natura i cicli biologici dello sbocciare e del fiorire si alternano a cicli di apparente calma e inutilità, in cui la pianta resta immobile per mesi, perdendo le foglie e dormendo sotto i rigori invernali, così l’essere umano ha bisogno di altrettanti periodi di riposo e di “fermo”, talvolta forzati dagli eventi, in cui “si sta”, si esiste, senza fare nulla. Come la chioccia che cova le uova rinunciando a razzolare nel campo, così la madre in maternità anticipata e quella obbligata al riposo devono delegare al tempo e a Madre Natura l’attività del “fare” che si concentra totalmente nella silenziosa formazione della creatura nel loro grembo.

Così come il riposo dei terreni tra una semina e l’altra li rinvigorisce e li arricchisce, in vista di una nuova stagione, così il tempo del riposo pre-parto delle madri se non viene vissuto con frustrazione e con noia, è ricco di opportunità. Si può, con calma, preparare il corredo, cucinare i pasti che serviranno nel congelatore per le prime settimane dopo l’ospedale, si può riprendersi per sé quel tempo di cura e coccola che tanto ci si è negate e che tarderà a trovare posto nelle giornate post parto, godendosi qualche massaggio con oli essenziali, dormendo e riposando in vista di ben altre fatiche o semplicemente pensando e meditando, sperimentando quel “dolce far nulla” da tempo dimenticato.

Il tempo del riposo è salutare e necessario, il ciclo di attività e stasi, se vissuto con naturalezza, spesso sprigiona un potere creativo che può incanalarsi in attività future, nuove e stimolanti, proprio frutto dell’assenza di attività urgenti che ci hanno regalato del tempo finalmente trascorso a pensare al futuro che avremmo voluto per noi, dandoci l’occasione di pianificarlo.

Dott.ssa Alba D’Agostino

Operatore olistico, Reiki Master, Ipnologa, Intuitive Healer

 www.nonsoloreiki.it

 

 

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