Donna Barbuta

Il pittore Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, nacque in Spagna nel 1591 e morì a Napoli nel 1652. Formatosi a Valencia, avvertì ben presto la necessità di andare in Italia, da sempre patria della grande pittura, e visse a Roma, in Puglia e a Napoli, dove molto forti erano le tracce di Caravaggio. A Napoli fu vicino al viceré spagnolo e per oltre un ventennio fu la figura più in vista tra i pittori partenopei, sui quali esercitò una notevole influenza. Il suo stile fu inizialmente vicino al realismo caravaggesco sottolineando una forte intensità emotiva, ma nella maturità l’influsso di Rubens, van Dick e della pittura veneziana determinarono una svolta per cui divenne più sensibile ai valori cromatici e luminosi. Il pittore fu estremamente produttivo e vendette opere in tutta Europa. I soggetti erano fondamentalmente religiosi e agiografici, anche se non mancavano temi profani quale l’importante serie dei filosofi. Negli ultimi anni di vita il pittore fu costretto a limitare la sua attività a causa di una grave malattia, ma la sua fama era ormai diffusa in tutta Europa come testimonia il fatto che le sue opere sono presenti nei maggiori musei del continente.

Maddalena Ventura con il marito e il figlio (o Donna barbuta) è un dipinto a olio su tela di dimensioni 196×127 cm. conservato presso il Museo del Prado di Madrid.

L’opera si inserisce nel filone dei quadri di soggetto profano dell’autore e per la rarità del soggetto raffigurato, il dipinto è una dei più insoliti nella pittura europea del Seicento. Il quadro può essere considerato pittura documentaristica. Come è noto, durante il Rinascimento studiosi di vari paesi documentarono ampiamente le ricerche di anatomia e di medicina – basti pensare ai numerosi lavori di Leonardo – con disegni anche molto particolareggiati, ma questa rappresentazione è significativa, non solo perché mostra il fenomeno di una donna barbuta (si tratta forse della patologia chiamata “irsutismo”?), ma perché descrive la situazione psicologica e sociale in cui si trovano i personaggi.

La protagonista del dipinto si chiamava Maddalena Ventura ed era originaria di un paese del Lazio. Durante la quarta gravidanza all’età di 37 anni cominciò a sviluppare una folta barba e a 52 anni, nel 1631, si trasferì a Napoli chiamata dal viceré, dove fu oggetto di curiosità come “come grande miracolo della natura”. Come è noto, dal XVI al XVIII secolo, reali, nobili ed anche privati facevano a gara per raccogliere nelle cosiddette Wunderkammer, o camere delle meraviglie, oggetti, o reperti anche di origine animale o umana con caratteri straordinari o addirittura di unicità. È quindi assolutamente naturale che il viceré di Napoli abbia invitato a corte Maddalena, prova vivente di un rarissimo capriccio della natura.

Il dipinto raffigura una donna con il volto coperto da una folta barba e di corporatura massiccia, intenta ad allattare al seno il neonato che porta in braccio. Alla sua destra, in penombra e in posizione arretrata, si trova il marito.
Si tratta di un’opera di carattere documentaristico, che vuole ritrarre l’atipicità di una donna con barba e altre fattezze solitamente maschili. Per questo la protagonista viene ritratta con la sua famiglia, in particolare il marito e un figlio neonato che viene allattato al grande seno tondeggiante, unica nota di femminilità assieme all’abito.

I personaggi sono ritratti a figura piena in una stanza scura, mentre guardano con intensità verso lo spettatore. Essi sono immersi in una generale oscurità dalla quale, secondo la classica impostazione caravaggesca, la luce fa emergere alcuni elementi. L’autore ritrae la coppia, avanti con gli anni, con uno stile molto realistico e allo stesso tempo rispettoso. La pelle solcata dai segni del tempo è raffigurata con estrema precisione, così come i dettagli degli abiti, dal grembiule al colletto. L’espressione quasi rassegnata della donna e del marito suscitano nello spettatore simpatia e rispetto e non derisione.

Sulla destra del dipinto si scorgono dei blocchi di pietra su cui è incisa la storia di Maddalena con un’iscrizione in caratteri latini, sopra i quali si trovano posati un fuso, un arcolaio e un filo di lana, tipici attributi femminili che ribadiscono la vera identità della figura centrale del ritratto.

Cfr. E’ possibile per l’uomo allattare?

C. Barbano  Organizzatrice di mostre di arte contemporanea