E’ possibile per l’uomo allattare?

I riferimenti all’allattamento maschile risalgono a vari secoli fa: il medico Bartholin nel 1600 e l’esploratore e naturalista von Humboldt nel 1800 riportano il caso di due uomini che allattavano i figli; se ne parla anche in un editto proclamato dall’imperatore cinese K’ang hi nel 1728, e  nel Talmud.

Recentemente sono stati resi noti i casi del padre transgender (nato uomo, poi diventato donna) che dopo anni di terapia ormonale è riuscito ad allattare per tre mesi e mezzo il figlio avuto da un’altra donna (che non voleva allattare pur avendo la possibilità di farlo) e di quello che ha potuto farlo grazie ad una ingegnosa tecnica che collega una siringa piena di latte a un capezzolo di silicone posto sopra quello paterno.

Nel mondo animale casi di maschi di capra che allattano i piccoli sono citati già da Aristotele; tra i Columbidi, famiglia di non mammiferi che comprende circa 300 specie di uccelli (tra cui piccioni e tortore), il maschio e la femmina si alternano a nutrire i piccoli con una specie di latte secreto dalla mucosa del gozzo.

Ma è soprattutto nella tradizione popolare che esistono numerose leggende legate all’allattamento maschile.

Possono essere raggruppate in due diverse categorie: quelle riguardanti un santo (ma  anche un sant’uomo) che, per intercessione divina, riesce ad allattare un neonato; quelle in cui la comparsa del latte nel seno di un uomo costituisce invece una punizione per un comportamento scorretto. Si narra infatti di una sorta di pene del contrappasso per cui il latte ha cominciato a sgorgare dai capezzoli di uomini che avevano messo  in dubbio la veridicità della storia dei santi in grado di allattare o ridicolizzato le donne che ci credevano.

La più nota tra le leggende del primo gruppo è quella del santo Mamante (o Mammano), che “trovato per caso un neonato abbandonato lo prese tra le braccia e cominciò a cullarlo per farlo smettere di piangere. Ma il piccolo aveva fame! Il santo pregò il Signore di aiutarlo: all’improvviso il suo petto si gonfiò e dalle mammelle sgorgò abbondante latte”.

A Belluno esiste un santuario dedicato al santo Mamante, che si trova vicino a una fontana che, si racconta, fu fatta sgorgare per miracolo dal santo. La sua acqua avrebbe la capacità di restituire il latte alle donne che l’hanno perso. Ancora oggi molte madri che allattano si recano in questo luogo munite di scope per pulire la Chiesa del santo e ricevere in cambio la grazia di poter di nuovo allattare.
L’influenza benefica del santo, considerato il protettore dell’allattamento, si estendeva anche sul latte degli animali.

Leggende  simili a quella del santo Mammante si possono ritrovare in aree culturali molto diverse. In Turchia la capacità di allattare è attribuita al fondatore dell’ordine monastico islamico dei Maulawi, i noti “dervisci rotanti” che praticano danze finalizzate a provocare vertigini per abbassare il livello di coscienza e raggiungere l’estasi

Nel folklore irlandese si racconta del santo Findchua, il cui latte nutriva più di quello di 10 donne insieme!  In quello islandese la comparsa di latte nell’uomo avveniva dopo la morte della madre del neonato e introduceva un elemento inesistente negli altri racconti: il passaggio dal sangue al latte nell’uomo che si bucava i capezzoli per far sgorgare il nutrimento per il piccolo.

Cfr. Latte di padre, R. Lionetti, 1984

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