La madonna del latte di Jan van Eyck

La Madonna di Lucca è un piccolo dipinto ad olio su tavola (65,5 x 49,5 cm) conservato presso il Museo Städel di Francoforte in Germania. L’opera, databile negli anni tra il 1433 ed il 1436 e considerata uno degli ultimi lavori di van Eyck prima della prematura scomparsa, è chiamata convenzionalmente Madonna di Lucca poiché fece parte della collezione del duca di Lucca e Parma all’inizio del XIX secolo

Jan van Eyck, nato a Maastricht nel 1390 circa e morto a Bruges nel 1441, fu un pittore fiammingo di cui si hanno poche notizie biografiche sicure, ma numerose opere firmate e datate. Egli è ritenuto non solo il maggiore artista fiammingo, ma anche uno degli iniziatori della pittura moderna sia dal punto di vista tecnico, in quanto fu il perfezionatore della pittura ad olio, che gradualmente sostituì in Europa l’uso del colore a tempera, che da quello del modo di costruire le immagini.

Della formazione dell’artista non si sa nulla, nemmeno se essa si svolse in Francia o nella terra di origine. Probabilmente la sua formazione fu nel campo della miniatura, dalla quale imparò l’amore per i dettagli minuti e per la tecnica raffinata, che si riflesse anche nelle opere pittoriche.

Apprezzatissimo dai contemporanei, dal 1422 al 1424 van Eyck visse all’Aia, alla corte di Giovanni di Baviera con l’incarico di eseguire alcune pitture nel palazzo. Dal 1425 fu a Lille in Francia al servizio di Filippo il Buono di Borgogna, per il quale compì anche varie missioni diplomatiche. Dal 1430 fu pittore di corte e della città a Bruges. Tutta la sua carriera restò legata ai poteri ufficiali del mondo fiammingo.

La novità dello stile di Van Eyck può essere definita come capacità di coordinare, in funzione degli aspetti più puramente visivi della realtà – colore, luce, atmosfera – figure e ambiente, siano essi paesaggi o interni, secondo un ordine prospettico non matematico, ma empirico e sensibile, mentre il criterio seguito dal Rinascimento Italiano si basava sulla geometria degli insiemi figurativi. La sua arte, era rivolta a indagare il mondo reale e il rapporto dei personaggi con l’ambiente. Lo studio delle origini d’un pittore tanto complesso e così profondamente innovatore è molto complesso.

Delle decorazioni del palazzo di Giovanni di Baviera è forse il ricordo in un disegno conservato al Louvre che ci presenta van Eyck. come pittore della vita di corte. Il mondo cavalleresco, percorso però da un’attenta osservazione del reale, è rappresentato accanto a prodigiose aperture nel paesaggio o nelle rappresentazioni d’interni, che già preannunciano la via della grande pittura olandese del 17º sec. Per Jan van Eyck la pittura doveva superare le convenzioni del tardogotico in nome di una concezione “naturalistica” ricondotta alla rappresentazione più verosimile legata alla percezione visiva e all’indagine scientifica della realtà. L’artista può essere considerato il fondatore del “realismo” nella pittura postmedievale; per l’altissimo livello della sua opera egli è fra i più grandi pittori di tutti i tempi.

La Madonna del latte

Il quadro presenta un’iconografia inconsueta, e fonde il genere  della Madonna del Latte (cioè intenta ad allattare il piccolo Gesù) con la Madonna Maestà, cioè in trono. La composizione è arricchita da arredi raffinati e sontuosi quali il trono con decori leonini e il baldacchino finemente ricamato. L’acqua e il vetro sulla mensola a destra sono simbolo della purezza “senza macchia” di Maria, mentre le due arance sul davanzale a sinistra sono un richiamo al frutto proibito del Peccato originale spesso dipinte al posto della mela nei paesi nordici.

Un vero protagonista della composizione è l’ampio mantello rosso di Maria, che riempie tutta la parte inferiore del dipinto. Il bellissimo panneggio abbondante e frastagliato, è una delle caratteristiche tipiche di molte opere di van Eyck, e la sua sovrabbondanza dà quasi la sensazione di procedere verso lo spettatore, avvicinando a lui l’icona sacra.

Il morbido tappeto ai piedi della Vergine dà a van Eyck la possibilità di dimostrare le sue capacità in termini di definizione spaziale tramite l’applicazione della prospettiva. Lo spazio degli artisti fiamminghi non è però organizzato come quello degli italiani, poiché la linea dell’orizzonte è più alta e la definizione delle pareti è di solito incompleta, non mostra cioè tutti gli elementi: l’effetto che ne deriva è quello di uno spazio più avvolgente, che include lo spettatore nella raffigurazione.

Più che in una stanza la cena è ambientata in un corridoio stretto rispetto al trono, e si tratta di un effetto voluto che accresce l’atmosfera di intimità familiare della rappresentazione. Lo spettatore è portato a pensare che al momento della poppata la Madonna, pur vestita come una regina, si sia allontanata dal mondo per isolarsi con il bambino in un angolo tranquillo dove nessuno potesse turbare la loro intimità e la gioia della vicinanza. La Madonna non è più la regina dei cieli, ma semplicemente una mamma che contempla amorosamente il suo bambino mentre gli porge il seno. Dolce lo sguardo della madre e determinato e possessivo quello del bambino, già in grado di stare con la schiena dritta.

La donna rappresentata è una tipica fiamminga, di pelle chiara e capelli rossi. Forse non è un caso che praticamente tutte le Madonne di Van Eych si somiglino per tratti del viso e colore di capelli. Si è portati a pensare che con questa scelta Van Eyck volesse sottolineare l’universalità delle caratteristiche del rapporto tra madre e figlio.