Ansie intorno alla gravida (10)

Spesso all’inizio della gravidanza la donna è costretta a subire le immotivate ansie di chi le sta intorno, anche se nulla del suo stato le giustifica. Diversa è la situazione di chi presenta una gravidanza a rischio: in questo caso è lo stesso ginecologo che consiglia, almeno per i primi mesi misure preventive per agevolare il proseguimento della gravidanza (stare tranquilla, limitare  viaggi in macchina, non portare pesi, interrompere le attività sportive, limitare i rapporti sessuali).

Come dice Lara “Da quando sono incinta i miei genitori hanno cominciato a trattarmi come mia sorella che dopo tre aborti ha rinunciato a cercare un bambino. Anche se io sto bene i miei familiari, in particolare i miei genitori (molto desiderosi di diventare nonni!) vorrebbero tenermi sotto una campana di vetro per tutto il periodo della gravidanza! Io, donna adulta e indipendente ormai carica anche delle responsabilità di futura mamma, in certi momenti mi sono sentita trattata come una bambina, a cui vietare o permettere anche le cose più ovvie. Il loro modo di agire, pur dettato dall’affetto, è comunque inaccettabile per me, dato che non sono abituata a rendere conto delle mie attività.

Se con la gravidanza la donna si sente  ‘adulta’, investita di maggiori responsabilità quale madre di suo figlio, dall’altro spesso  regredisce a uno stato di dipendenza da chi le sta accanto (marito, genitori, ecc.). Il prevalere dell’uno o dell’altro atteggiamento dipende dal carattere di ognuna e dal riattivarsi, come si è già detto, di situazioni vissute nell’infanzia. Mentre alcune donne trovano molto gratificante essere oggetto di attenzioni e di cure anche a scapito della loro indipendenza, per altre è insopportabile sentirsi condizionate  dalle premure e dalle ansie altrui.

Ma cosa si nasconde dietro un comportamento immotivatamente ansioso verso qualcuno?

Per scoprirlo bisogna ricordare che in ogni rapporto affettivo si fondono, a livello profondo, sentimenti opposti, di amore ma anche di odio dei quali spesso non si è consapevoli.

Per ammettere l’esistenza dell’ambivalenza bisogna accettare il fatto una parte della nostra mente sfugga all’attenzione della mente stessa. È ciò che capita nell’inconscio, che ha regole diverse da quelle della logica e della razionalità, e che per esempio prevede la coesistenza degli opposti.

In base a tutto questo diventa possibile capire che la persona ansiosa cerca di difendersi dalle sue inconsce spinte aggressive verso un determinato oggetto proiettandole all’esterno: situazioni di pericolo reale o presunto da cui tener lontano l’oggetto (in questo caso la gravida) sostituiscono la loro aggressività, quella da cui desiderano salvaguardala!

Le ingiustificate paure dei genitori menzionate da Lara sono quindi l’esteriorizzazione di sentimenti ambivalenti (di amore e di odio) che esprimono la situazione conflittuale di chi li vive, a prescindere dalla persona a cui sono rivolti.

Le attenzioni eccessive rivolte alla donna incinta con il pretesto di  allontanarla dalle difficoltà hanno dunque la stessa matrice degli atti “sadici” con cui a volte invece la si angoscia (racconti traumatici inerenti la gravidanza o il parto, insinuazioni sullo stato di salute suo o del bambino ecc.).

La gravidanza di un’altra donna, soprattutto se affettivamente vicina, suscita frequentemente emozioni legate alla propria maternità (sia positive che negative), e desiderio di offrire consigli e suggerimenti che spesso però risultano anacronistici e inutili. L’ostetricia ha fatto giganteschi passi avanti nell’arco delle ultime generazioni: offerte all’avanguardia per le mamme delle attuali gestanti, che per prime hanno sperimentato ecografie e monitoraggi, sono già superate. E’ dunque fondamentale la personalizzazione dei consigli medici visto che ogni donna e ogni gravidanza presenta caratteristiche particolari.

Cosa è la psiche?

La psiche può essere definita come “quella parte della persona che non deriva dal somatico e che si spiega diversamente che con le leggi della biologia”.
Se una volta equivaleva alla coscienza, da Freud (1856-1939) va al di là del cosciente e comprende anche i processi dell’inconscio, ossia di quella parte della mente che sfugge all’attenzione della mente stessa.
L’inconscio è una memoria rimossa di esperienze di soddisfazione e di frustrazione registrate durante la vita intra-uterina e infantile. Si tratta cioè di desideri e trascrizioni di vissuti remoti (che hanno accessibilità alla coscienza solo in forma deformata) che costituiscono il motore che spinge verso direzioni anche diverse da quello che pensiamo razionalmente.
L’inconscio si manifesta attraverso le ripetizioni, i sogni, i sintomi, ma anche con dimenticanze, lapsus, atti mancati che realizzano desideri profondi di cui si è ignari.

E’ importante avere presente l’esistenza dell’inconscio, per capire che spesso, anche per quanto riguarda la gravidanza, certe situazioni legate a desideri profondi sono estranee alla coscienza della donna, che le vive senza rendersene conto, dunque senza poterle influenzare con la sua volontà.
Offrire una lettura “diversa” di situazioni altrimenti incomprensibili, spesso dolorose, può aiutare ad accettarle con maggiore serenità o indurre a modificarle attraverso interventi idonei per raggiungere questo scopo come la psicoanalisi o la psicoterapia.

1 Commento

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giugno 29, 2018 alle 01:06 PM

Interessante questa spiegazione anche se un po’ inquietante…

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