Anche i “buoni” genitori possono nuocere ai loro figli (parte seconda)

Cfr. Anche i “buoni” genitori possono nuocere ai loro figli (prima parte)

Spesso anche il genitore che cerca di documentarsi su come poter essere più di aiuto alla crescita del proprio figlio commette errori non dovuti a cattiva volontà ma a incompletezza delle informazioni a cui attinge. Infatti sovente i diversi opinion leader sui temi relativi alla prima infanzia, non tengono conto dell’importanza della parte inconscia del neonato, quella cioè che si forma nei primi anni di vita (oltre che durante la gravidanza), che registra tutti gli stimoli e le sensazioni a cui il piccolo è sottoposto che poi ricercherà per tutta la vita anche se con scenari e personaggi diversi. Questo significa che, se le sensazioni di benessere lasciano tracce che tendono a essere riprodotte, quelle di insoddisfazione e malessere (in quanto la tensione non viene scaricata), lasciano una sorta di buco nero, di lacuna in cui la persona ricadrà ripetitivamente nel tentativo di colmarla. Questo spiega come nel corso della vita, ci si ritrovi più o meno spesso a ripetere esperienze di sofferenza che, a ben guardare, rivelano  caratteristiche simili seppure avvengano in situazioni apparentemente diverse!

Dunque se si tiene conto di questa realtà si cercherà di evitare al piccolo di trovarsi in situazioni di sofferenza.

Una di queste è costituita dall’essere spettatore della  sessualità dei genitori, se dorme nella loro camera da letto.

Di solito quando si consiglia il co-sleeping o il bed-sharing * si trascura questo aspetto, sottovalutando la capacità di percezione del neonato. In realtà invece anche un bambino molto piccolo percepisce cosa avviene attorno a sè, attraverso un canale sensoriale in lui molto più sviluppato e attivo che nell’adulto: l’olfatto. Molte ghiandole si attivano durante l’atto sessuale e emettono umori che nella nostra società  si tende a coprire o mascherare con deodoranti e profumi senza tuttavia eliminarne la produzione, tanto che sono percepibili da chi, come un neonato, ha ancora una capacità olfattiva molto sviluppata.

La sessualità adulta lo eccita, ossia ne aumenta la tensione, che tuttavia non ha modo di scaricare attraverso il contatto con l’altro (in particolare la madre) che, anche se presente nella stessa stanza, è emotivamente lontano da lui. Questa situazione gli crea un forte senso di solitudine che lascia traccia indelebili nella sua psiche e che si traduce spesso (come molti hanno avuto modo di constatare) in tentativi di attirare su di sè la loro attenzione, distogliendoli da quello in cui erano coinvolti.  Spesso infatti l’inizio di un rapporto viene interrotto dal risveglio del bambino, dal pianto, dalla tosse o da un rigurgito improvviso!

La psicoanalisi chiama “scena primaria” la rappresentazione inconscia che il bambino ha dell’intimità dei genitori di cui è stato spettatore. Le sensazioni provate, pur non giungendo alla coscienza possono avere una tale intensità  da causargli, anche in età adulta, problematiche di vario tipo e intensità (fobie, attacchi di panico, disturbi della sessualità).  Infatti la sessualità dell’adulto è vissuta soprattutto come una lotta, un’aggressione più o meno violenta dell’uomo sulla donna:  inconsciamente il piccolo si identifica con l’uno o con l’altro personaggio, assumendo cioè il ruolo attivo (tipico del persecutore) o passivo (tipico della vittima). Questo influirà sul suo modo di vivere la sessualità, sia per quanto riguarda la scelta del partner che le modalità di ricerca del piacere.

Alla luce di questa realtà da molti negata, ma ritrovata immancabilmente dagli psicoanalisti alla base dei sintomi dei loro analizzati, sarebbe preferibile per chi decide di far dormire il bambino nella propria stanza, evitare di vivere la propria intimità in sua presenza.

 

*Il co-sleeping (sonno condiviso) si basa sulla teoria dell’esogestazione. che sostiene l’importanza del contatto fisico col neonato anche durante il sonno, dal momento che alla  nascita non ha ancora portato a termine la maturazione del sistema nervoso. Il bed sharing è la condivisione dello stesso letto dei genitori, scelta che comporta molti fattori di rischio data la grande differenza di dimensioni tra  genitori e neonato.

Dott. M. Marcone  Milano

www.marcellamarcone.it

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