9 – Allattare consapevolmente

Allattare al seno è stata una scelta ponderata, che ho fatto dopo averci pensato a lungo. Aver visto certe amiche in tilt a causa dell’allattamento, con figli perennemente attaccati al seno e privi di orari anche dopo mesi o, al contrario, sempre piagnucolosi e affamati perché costretti in rigidi orari, mi invogliava a optare per il biberon. Orari stabiliti fin dall’inizio, possibilità di essere sostituita da qualcun altro per sentire meno il peso di essere indispensabile.

Durante la gravidanza ho letto vari libri sull’allattamento, ma soprattutto mi sono chiesta perché mi sembrasse impossibile dedicarmi totalmente per qualche settimana a mia figlia, sapendo che poi le cose si sarebbero modificate.  Poco per volta ho accantonato l’idea di fare altro nel periodo del puerperio per potermi godere la gioia di occuparmi a tempo pieno della neonata, per imparare a capire i suoi bisogni, i suoi ritmi, e per cercare dolcemente di accordarli ai miei. Ora, dopo cinque mesi dalla nascita, posso dire che per me è un’ esperienza fantastica, che mi ha dato la possibilità di godere momenti di intimità irripetibili, di rilassarci insieme, di conoscersi meglio…. Attenta a rispettare le sue necessità, poco per volta ho cercato di portarla ad avere un orario di massima, che dà un ritmo al nostro quotidiano rendendolo molto più facile da gestire e permettendo a entrambe delle pause più lunghe tra le poppate in cui spesso ci facciamo delle belle, rigeneranti dormite!”

La prima fase di vita di un neonato si chiama “fusionale” e sottolinea la dipendenza totale dalla mamma, a cui continua ad essere legato, fuso, anche per quanto riguarda l’alimentazione se il latte viene dato dal seno, E’ un periodo che dura 4/5 mesi, in cui all’inizio allattare al seno a domanda permette di soddisfare varie esigenze di entrambi:

  • Alla mamma di migliorare e aumentare la sua produzione di latte, grazie a stimolazioni ripetute e ravvicinate;
  • Al neonato di costruirsi una immagine di seno gratificante, che compare ogni volta che ha fame, evitando di essere lacerato dall’ansia legata alla mancanza di soddisfacimento;
  • A entrambi per poter mantenere ancora per qualche tempo una sorta di cordone ombelicale: se a livello fisico è stato reciso al momento del parto, a livello psicologico l’allattamento permette un distacco graduale, passando dalle poppate a domanda all’acquisizione di un ritmo che permetta alla mamma una maggiore libertà e al bambino di imparare a rimandare il soddisfacimento dei suoi bisogni.

Molte mamme non sono d’accordo su questo e continuano per ancora molti mesi ad allattare “a domanda”, pensando di fare il bene dei propri bambini, e trascurando il fatto che intorno ai sei mesi il latte materno non è  più sufficiente a soddisfarne tutte le esigenze nutritive (in particolare di ferro) e che il piccolo inizia a mettere i denti. Questi segnali indicano che il bambino è cresciuto, la fusionalità è finita, ha superato una prima tappa di sviluppo, e va aiutato a iniziare un graduale distacco dalla mamma., Non è che si debba sospendere l’allattamento, ma semplicemente  va continuato con un’ottica un po’ diversa, che tiene conto e rispetta le esigenze psicofische del bebè:  non più a domanda e non più in modo esclusivo.

Purtroppo però molte mamme non sono preparate a questo e proiettano sul bambino il loro desiderio di continuare a vivere con lui in modo fusionale, attraverso il proseguimento di un tipo di allattamento che rimanda la separazione e interferisce in modo più o meno grave sul processo di indipendenza del  bambino.