Osteopatia – Come “curare” il bacino della donna in gravidanza

F. Agliardi

Per l’osteopata il bacino è il crocevia delle tensioni e dei carichi che arrivano dall’alto e si distribuiscono agli arti inferiori, ma anche viceversa, ossia di carichi che partono dal basso, cioè dall’appoggio plantare, e si riflettono sulla parte superiore del corpo della donna.

Durante la gravidanza, poi, i legamenti (strutture che legano due o più ossa) sono più elastici a causa degli ormoni, che altri non sono che messaggeri che regolamentano le funzioni fisiologiche dell’organismo che si deve adattare per accogliere una nuova vita.

I legamenti più lassi quindi creano modificazioni come l’extra rotazione delle ossa iliache (ossia le ali laterali del bacino), un aumento dell’angolo lombo- sacrale (ossia l’aumento della curvatura delle parte bassa della schiena) e una maggior mobilità della sinfisi pubica, cioè la congiunzione tra la parte destra e sinistra del pube, che va a rendere più elastico il pube quando uscirà la testa del nascituro.

In questa situazione, muscoli come il piriforme vivono mesi in una situazione di accorciamento, alterandosi nella loro funzione.

Ecco perché in gravidanza è importantissimo lavorare anche su questo muscoletto triangolare che decorre orizzontalmente tra l’osso sacro e il femore: la sua azione è complessa, anche perché se è troppo contratto intralcia il decorso del nervo sciatico causando sciatalgia.

Ma come si fa a diagnosticare la tensione del piriforme? È semplice: si fa un test di mobilità dell’anca e sull’”ascolto” manuale per individuarne un’alternata densità rispetto all’altro lato.

Le tensioni sul pavimento pelvico

In particolare, man mano che il corpo si espande, si registra un aumento della densità della muscolatura del pavimento pelvico e perineale.

È importante trattare queste zone per limitare, gestire o scongiurare problemi legati alla circolazione linfatica e sanguigna degli arti inferiori e per regolamentare lo stato di pressione sulla cavità addominale.

Man mano che aumenta il volume dell’utero, infatti, gli organi interni vengono schiacciati, il diaframma si alza, ma c’è anche una spinta verso il basso sui muscoli del pavimento pelvico che saranno sotto pressione e potranno tendere alla perdita di funzione e all’incontinenza della gestante prima, durante e dopo il parto.

Cosa fa l’osteopata

Se il bacino è il crocevia, l’osteopata è come un vigile che regolamenta il “traffico” di problemi della zona. Andrà quindi a migliorare il “contenitore” della situazione, ossia il corpo della donna con dentro il feto, e lo fa lavorando sulla funzionalità del bacino, sul regolamento dei legamenti alari dell’utero, dei legamenti sacro-coccigei, pubo-coccigei, della muscolatura del pavimento pelvico, che è una tutta struttura che fa da “fondo” all’addome che contiene i visceri al di sotto, vicino agli organi genitali.

 Commento dell’osteopata

“L’aiuto dell’osteopata-vigile permette alla donna di arrivare al parto senza utilizzare i farmaci antidolorifici e favorisce un parto più naturale possibile. Ma non solo: la gestante può integrare il lavoro dell’osteopata con un’autogestione domestica, collaborando attivamente come “vigilessa” del suo corpo. Grazie all’automassaggio a livello perineale e interno della vagina con oli e unguenti appositi, si dà un grande supporto al trattamento osteopatico. In questo caso, l’osteopata può spiegare ovviamente alla donna come fare (laddove non lo avessero già fatto le figure di competenza, come il ginecologo e/o ostetrica).”

Alessio Testa, osteopata membro ROI, docente dell’istituto Soma di anatomia palpatoria funzionale,  ha collaborato con il reparto di Neonatologia dell’Ospedale Del Ponte di Varese e ha pubblicato uno studio sull’efficacia del trattamento manipolativo sui neonati prematuri.

a.testaosteopatia@gmail.com

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