La psicoterapia per prepararsi a essere mamma (seconda parte)

cfr. La psicoterapia per prepararsi a essere mamma (prima parte)

In seduta il ‘lavoro’ avviene grazie alla verbalizzazione, che parte da un argomento e lo approfondisce andandone a toccare molti altri, anche assai lontani da quello di partenza.

Esprimere i propri pensieri a voce alta a qualcuno che li ascolta con neutralità e benevolenza è diverso dal ripercorrerli nella propria mente: fa sentire la persona accettata, accolta e sicura, dunque sufficientemente forte per affrontare gli aspetti della sua vita che più le hanno causato dolore e difficoltà.  Fa trovare parole che esprimano i vissuti, parole adatte a descrivere le situazioni, parole che all’improvviso fanno sorgere, per qualche analogia, un ricordo che in seduta viene dettagliato minuziosamente e che porta a una serie di ricordi che ricoprono momenti e tempi diversi della vita. E’ come se a un certo punto del discorso, le cose che si stanno dicendo se non il fatto di essere “imparentate” con l’argomento di cui si sta parlando.

Ma facciamo un esempio. Una signora, incinta per la seconda volta  viene in seduta su indicazione del suo ginecologo per migliorare i sintomi neurovegetativi che accompagnano l’inizio della sua seconda gravidanza. Il discorso, che inizia con il racconto delle differenze che vive rispetto alla volta precedente, la porta a contestualizzare la prima gravidanza in un periodo di vita con caratteristiche diverse da quello attuale e ad approfondirle. Poi può proseguire in tante direzioni diverse: può mantenersi nell’attualità e raccontare il suo stato d’animo, le sue speranze, le paure relative al parto, all’arrivo in famiglia di un secondo bambino; i suoi progetti relativi alla continuazione del suo lavoro o all’ampliamento della casa. Ma può rimandarla a episodi del passato, per esempio la gravidanza della sorella maggiore, avvenuta quando lei era ancora bambina, o il vomito che compariva in tutte le situazioni vissute con ansia nella sua giovinezza (prima delle interrogazioni, delle gare sportive, dei viaggi), o il rapporto con il marito che inizialmente non voleva figli.

Ognuno di questi argomenti può diventare la chiave per entrare in un momento della sua vita, di cui non avrebbe immaginato di parlare  ma che si è presentato alla sua mente in modo spontaneo.

Come si vede il racconto di un evento, di qualsiasi evento, come di qualsiasi sensazione, sentimento, desiderio può stabilire infiniti collegamenti con altri episodi della propria vita, come se ad essi fosse legato da un filo invisibile. Ebbene, procedere per libere associazioni è lasciarsi andare a seguire l’uno o l’altro di questi fili, senza chiedersi dove il discorso conduca, ma semplicemente implicandosi nel dare voce ai ricordi che man mano si presentano alla propria mente. Qui presente e passato si mescolano in una dimensione che non è più temporale, priva di prima e di poi, di causa e di effetto: la dimensione dell’inconscio, il motore che spinge la vita di ognuno in una direzione che non sempre coincide con quella dei desideri coscienti.

Ricordare, tradurre in parole le immagini e le sensazioni che si presentano  permette di rielaborare i conflitti soggiacenti e di superare il malessere che si ripresenta ripetitivamente ogni volta che una situazioni dell’attualità li richiama grazie a  qualche recondita analogia.

 

Dott. M. Marcone   Milano

www.marcellamarcone.it

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