La maternità negli animali: gli elefanti

Nel regno animale molte sono le specie in cui si osserva un rapporto di grande simbiosi e amore tra la mamma e il suo cucciolo, assolutamente non meno intenso di quello tra la mamma umana e il bambino.

Colpisce particolarmente il legame tra mamma elefantessa e il piccolo, tra i quali il cordone ombelicale affettivo spesso non si rescindera’ per tutta la vita.

Gli elefanti sono animali dalla straordinaria intelligenza (basta pensare che il loro cervello possiede una quantita’ di neuroni piu’ di 100 volte maggiore di quello umano ed e’ in grado di elaborare informazioni estremamente complesse) e di una grandissima memoria spaziale, tanto che anche a distanza di anni ricordano percorsi, situazioni e individui  (altri animali e umani) incontrati anche molti anni prima. Oltre all’ intelligenza l’elefante possiede un’estrema sensibilita’ ed un bisogno intrinseco di esprimere il suo affetto con il contatto, che avviene principalmente attraverso la proboscide.

La maturita’ sessuale nelle femmine viene raggiunta tra i 9 e i 13 anni, nel maschio tra i 10 e i 15 circa. Generalmente una femmina si accoppia per la prima volta a 15-16 anni, mentre i maschi prima di essere pronti devono conquistarsi la loro posizione sociale (attraverso la competizione con altri adolescenti) e l’attenzione della femmina, e ciò può anche verificarsi solo  verso i 28-30 anni.  Prima dell’accoppiamento (che avviene durante la notte)  tra i due elefanti si ha una fase preliminare in cui le proboscidi esplorano e accarezzano il corpo del/della partner. Dopo l’accoppiamento molto spesso la coppia rimarra’ vicina per un periodo che puo’ variare da due a cinque anni.

La femmina puo’ arrivare a partorire nell’arco della sua vita fertile (fino a circa 60 anni) dai 5 ai 12 piccoli. In genere tra una gravidanza e l’altra passano 4-5 anni.

La gravidanza dell’elefantessa dura circa 21-22 mesi, ed e’ la maggior durata tra tutti i mammiferi esistenti. Per queste femmine significa superare due stagioni di siccita’, tuttavia non sono mai stati segnalati episodi di nausea o di malessere. La famiglia e’ sempre vicino e la gravida non viene mai lasciata sola.

Nel periodo della gestazione  la struttura cerebrale del feto raggiungera’ un avanzato stato di sviluppo: al momento della nascita l’elefantino, dalla pelle rugosa coperta di peli radi, sara’ non solo in grado di reggersi sulle zampe (entro poche ore) ma anche di avere la precisa  percezione della complessa struttura sociale del branco matriarcale  in cui e’ venuto a trovarsi. Il neonato, che pesa circa 90-120 kg, e’ alto 1 metro e lungo 1,20 m, si nutrira’ esclusivamente del latte materno per i primi tre mesi, e continuera’ a poppare per almeno 3 anni, a volte fino a 6 anni, anche se parallelamente comincera’ a nutrirsi di foglie, bacche, frutti e corteccia, che sono la principale dieta dell’elefante adulto.

Fin dalla nascita l’elefantino (solo nel 2% dei casi  parti gemellari)  sara’ accudito in primis dalla mamma, di cui seguira’ ogni passo per molti anni ancora, coadiuvata dalle altre elefantesse del branco, sorelle maggiori, zie e cugine. Un branco di elefanti puo’ essere composto da 5 fino a 70 individui, ed e’ l’esempio forse piu’ perfetto di un gruppo “tutti per uno, uno per tutti”, in cui ogni individuo e’ integrato e solidarieta’ e collaborazione sono  totali sempre e comunque. Nelle prime ore di vita, quando l’elefantino fa goffi tentativi di alzarsi in piedi, la mamma e le zie lo aiutano a sostenersi, per permettergli di alzare la piccola proboscide fino a raggiungere la mammella. Durante gli spostamenti la matriarca del gruppo segna il passo, e stabilisce l’andatura adatta per ogni singolo membro, laddove il passo sara’ per tutti molto lento quando ci sono elefanti bebe’.   I maschi adolescenti verso i 14 anni si staccano dal gruppo matriarcale e formano piccoli gruppi, e si avvicineranno in seguito al branco originario per gli accoppiamenti, e per un successivo periodo di vicinanza alla femmina prescelta.

Il legame tra la mamma e il piccolo, come detto, e’ fortissimo. Nel caso in cui una mamma dovesse morire, le altre elefantesse del gruppo se ne prenderebbero cura amorevolmente. Diversa la situazione, che purtroppo si verifica a causa della crudelta’ umana, in cui un elefantino viene sottratto alla mamma per essere venduto e utilizzato come attrazione a scopo di lucro. In questo caso il dolore e’ lancinante sia per la mamma che per il piccolo.

F. Marcone Volontaria Progetti Ambientalisti e Animalisti

www.wfft.org  https:/en-orphan-bear.org

francesca.marcone.terzago@gmail.com