Difficoltà delle mamme al rientro a casa col bebè

Il ritorno a casa con il bebè rappresenta simbolicamente la nascita dell’identità materna, dell’essere diventata grande, del doversi arrangiare da sola.  Questo aiuta a capire il motivo per cui il momento tanto atteso può diventare, per molte donne,  causa di ansie, malesseri e preoccupazioni.

Tornare a casa con un neonato mette di fronte ad una realtà che può essere molto diversa da quella che si era immaginata, e alla necessità irrevocabile di dover assumere “per sempre” un ruolo nuovo, di grande responsabilità per il quale spesso non ci si sente  preparate. Se questo quadro descrive soprattutto il vissuto della primipara, non è detto che chi ha già un bambino  viva la situazione più facilmente, dovendosi dividere tra il neonato (verso cui  ha una maggiore dimestichezza) e l’altro figlio, che non si sa come reagirà alla nuova presenza.

A quante mamme passa per la mente, spesso senza riuscire a dar voce al loro pensiero, di aver fatto la peggiore stupidaggine della vita a mettere al mondo un figlio, o che non ce la faranno mai ad allevarlo , o che credevano che fosse diverso e che si sarebbero comportate in un altro modo!

Tutto questo è la manifestazione di una crisi di identità che coinvolge tutte dopo la nascita di un bambino. Non si sa più chi si è perché la gravidanza e il parto hanno cambiato il proprio mondo interiore, i propri punti di riferimento, le proprie abitudini.

Uscire da questa situazione presenta delle difficoltà per due motivi:

  • le energie che potrebbero essere usate per ritrovare se stessa devono essere canalizzate sul neonato, che dipende totalmente dalla madre a cui rivolge richieste continue e pressanti. A lui va dedicato, almeno all’inizio, molto tempo: infatti va osservato con calma per imparare a conoscerlo e a soddisfarlo, rispettandone i tempi, i ritmi, senza anticiparli né ritardarli troppo a lungo;
  • la solitudine: l’assenza del marito che lavora, spesso la lontananza della famiglia (o la scelta di tenerla lontana), confinano la mamma tra le mura domestiche per giornate intere, senza avere molte possibilità di esprimersi e confrontarsi con altre persone su quello che prova e di cui a volte si vergogna e colpevolizza. Per molte infatti la sofferenza consiste soprattutto nel constatare la  propria incapacità di godersi un momento desiderato e cercato.

Aiutare la mamma a ritrovare se stessa non è minimizzare quello che prova, sottolineando che capita a tutte, né darle consigli su come comportarsi, che non fanno che aumentare le sue sensazioni di inadeguatezza. E’ invece farle compagnia, è accettarne la vulnerabilità  ascoltandola, lasciandole esprimere le sue insoddisfazioni, paure, ansie; è alleviarne le fatiche con aiuti pratici che le rendano più semplice e meno gravosa la giornata (per esempio nei lavori domestici).

E’ impensabile che con un neonato in casa una donna possa occuparsi di tutto come prima: il supporto pratico è fondamentale perché permette di recuperare tempo da dedicare al piccolo, ma anche a se stessa, al proprio riposo.

Certe madri, che non accettano l’interferenza di altri nel loro menage e pretendono di continuare a mantenere inalterati i loro doveri nei confronti della routine domestica, evidenziano un senso di onnipotenza che presto si scontrerà con la realtà. E’ importante, per chi si riconosce in questa tipologia, affrontare l’argomento con qualcuno che possa aiutarla a capire che

chiedere aiuto in questo periodo non è solo normale ma necessario,

e non volerlo ammettere cela una conflittualità che non esiterà a manifestarsi.

R. Prat Maman-bebè : duo ou duel?  ed. èrès

M. Marcone   Milano 

www.marcellamarcone.it

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